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Indicatori di Sentiment e Volatilità: come leggere VIX, Fear & Greed e Put/Call Ratio

Capire cosa “pensa” il mercato: una guida pratica agli indicatori che misurano paura, avidità e aspettative degli investitori.


Sommario

  1. Perché il sentiment conta nei mercati moderni

  2. Il VIX: l’indice della paura

  3. Il Fear & Greed Index: termometro emozionale del mercato

  4. Il Put/Call Ratio: cosa ci dice davvero

  5. Come combinare gli indicatori per prendere decisioni migliori

  6. Errori da evitare e best practice

  7. Conclusione operativa



1. Perché il sentiment conta nei mercati moderni

Nel trading moderno, capire il sentiment di mercato è diventato quasi importante quanto analizzare grafici, volumi o dati macroeconomici. I mercati finanziari non si muovono solo in base ai fondamentali: a guidare molte delle oscillazioni quotidiane sono le emozioni collettive degli investitori — paura, euforia, aspettative, incertezza.


Questi stati d’animo, spesso amplificati dai media e dai social, possono generare movimenti improvvisi, accelerazioni irrazionali o vendite impulsive. Ed è proprio qui che entrano in gioco gli indicatori di sentiment, strumenti progettati per misurare ciò che normalmente non si vede: l’umore del mercato.


Si possono immaginare come un radar che scandaglia la psicologia degli operatori, rivelando quando l’ottimismo sta diventando eccessivo o quando la paura sta travolgendo tutti. In entrambi i casi, gli estremi emotivi tendono spesso a precedere momenti chiave del mercato: inversioni, pullback, rimbalzi violenti, breakout accelerati.


Capire il sentiment, quindi, non significa “prevedere il futuro”, ma cogliere in anticipo i segnali che emergono quando l’emotività supera la logica, quando gli investitori iniziano a comportarsi in modo collettivamente irrazionale. In un contesto dove velocità e informazione dominano, questi indicatori diventano un vantaggio competitivo reale per qualsiasi trader.


📊 Grafico chiave – Ciclo emotivo del mercato

Ciclo Emotivo del Mercato


2. Il VIX: l’indice della paura

Il VIX, spesso chiamato indice della paura, è uno degli strumenti più osservati dai trader di tutto il mondo. Misura la volatilità implicita delle opzioni sull’S&P 500, cioè le aspettative degli operatori riguardo ai movimenti futuri del mercato. In pratica, non osserva ciò che sta accadendo ora, ma ciò che gli investitori si aspettano che possa accadere nelle prossime settimane.


Quando il VIX sale in modo deciso significa che il mercato sta pagando di più per acquistare protezione tramite opzioni put. E quando gli investitori pagano un premio elevato per coprirsi, il messaggio è chiaro: c’è paura, c’è tensione, e il mercato teme movimenti forti al ribasso.


Al contrario, un VIX molto basso indica un clima di tranquillità — a volte fin troppo. È quella fase in cui “sembra tutto sotto controllo”, i prezzi salgono con regolarità e la volatilità è schiacciata. Proprio queste condizioni, storicamente, precedono spesso fasi di inversione o shock improvvisi, perché un mercato eccessivamente compiacente smette di proteggersi.


Un VIX molto alto, invece, riflette momenti di panico, vendite impulsive e forte avversione al rischio. Sono le situazioni in cui i grafici diventano caotici e le candele si allargano. Ma, paradossalmente, sono anche le fasi in cui un investitore paziente può trovare alcune delle migliori opportunità: il panico non è eterno e, una volta esaurita la paura, i mercati tendono a rimbalzare in modo violento.


Per questo il VIX non dovrebbe essere visto come un semplice numero, ma come un termometro dell’emotività del mercato. È un indicatore prezioso per anticipare possibili scenari di rischio, ma va sempre interpretato insieme al trend generale dell’indice, ai volumi e al contesto macro. Da solo non dà risposte, ma se letto correttamente può offrire indicazioni fondamentali sul “clima emotivo” che sta guidando i movimenti del mercato.


📊 Grafico chiave – Storico VIX dal 2000 ad oggi

Storico VIX vs SP500

3. Il Fear & Greed Index: il barometro delle emozioni

Il Fear & Greed Index, sviluppato da CNN Business, è probabilmente l’indicatore di sentiment più immediato e intuitivo da interpretare. L’idea alla base è semplice ma geniale: raccogliere in un unico valore — da 0 a 100 — lo stato emotivo complessivo dei mercati finanziari. Da un lato troviamo Extreme Fear, dall’altro Extreme Greed. In mezzo, tutte le sfumature emotive che ogni giorno influenzano i trader.


A differenza di altri indicatori più tecnici, il Fear & Greed combina sette componenti diverse, ognuna delle quali misura un aspetto del comportamento degli investitori. Tra questi ci sono:


  • la volatilità (spesso attraverso il VIX),

  • il momentum dei prezzi,

  • la domanda di asset rifugio come i Treasury,

  • la breadth di mercato, cioè quante azioni partecipano realmente ai movimenti dell’indice,

  • lo spread dei junk bond, che riflette la propensione al rischio,e altri elementi che insieme creano un quadro molto realistico dell’emotività generale.


Il risultato finale è un numero semplice e immediato, ma ricco di significato.


Le soglie più utili da osservare sono due:


🔵 0–25 → Extreme Fear sentiment

Quando l’indice scende in questa fascia significa che prevale il panico: gli investitori vendono in fretta, proteggono i portafogli e rinunciano al rischio.Storicamente, proprio queste fasi hanno spesso rappresentato momenti interessanti per chi accumula con una logica di lungo periodo. Il mercato tende a esagerare nei momenti di paura, e gli eccessi al ribasso possono diventare opportunità.


🔴 75–100 → Extreme Greed sentiment

In questa zona domina l’euforia: gli investitori diventano troppo ottimisti, il rischio viene sottovalutato, e si diffonde l’idea che “il mercato può solo salire”.Questi scenari, per quanto piacevoli da vivere nel breve, nascondono spesso un rischio elevato di correzioni, perché i prezzi iniziano a staccarsi dai fondamentali e il mercato diventa vulnerabile a qualunque notizia negativa.


In sintesi, il Fear & Greed Index non serve a prevedere il futuro, ma a capire in quale stato emotivo si trova il mercato. E conoscere l’umore collettivo, soprattutto quando raggiunge gli estremi, è un vantaggio enorme per chi vuole prendere decisioni più lucide e meno impulsive.


📊 Grafico chiave – Fear & Greed live

Fear & Greed Index

4. Il Put/Call Ratio: termometro della speculazione

Il Put/Call Ratio (PCR) è uno degli indicatori più utili per capire cosa stanno facendo davvero — non cosa dicono — gli operatori professionali. Misura il rapporto tra il volume di opzioni put (utilizzate per proteggersi o scommettere sul ribasso) e quello delle opzioni call (tipicamente usate per puntare al rialzo o per operazioni speculative).


È un indicatore semplice da calcolare, ma estremamente potente nella lettura del sentiment reale del mercato.


Quando il PCR supera 1, significa che vengono scambiate più put che call. In altre parole, gli investitori stanno cercando protezione, temono un ribasso o vogliono coprirsi da una possibile correzione. È un segnale di pessimismo e aumentata avversione al rischio.


Se invece il PCR scende sotto 0.7, siamo davanti a un mercato che mostra troppo ottimismo: gli operatori comprano più call che put, spesso guidati da aspettative di rialzo o da euforia speculativa. Questa configurazione, storicamente, appare in prossimità di fasi di eccesso o di possibili top di mercato.


Quando il PCR si colloca su valori neutrali, vicino a 1:1, significa che il mercato è bilanciato: né euforico né impaurito, ma in una condizione più razionale dove domanda e offerta di protezione/speculazione si equivalgono.


La vera forza del Put/Call Ratio è che non misura sentiment dichiarato, ma sentiment “pagato”. Le opzioni costano, e chi compra opzioni sta mettendo soldi reali su una convinzione: aspettarsi un rialzo, proteggersi da un ribasso, o entrambe.Per questo il PCR riesce a smascherare le emozioni autentiche degli operatori: quelle che non emergono nei post sui social, nei commenti TV o nei report, ma che si manifestano nelle scelte operative concrete.


In un mercato in cui le narrative possono creare rumore, il Put/Call Ratio rappresenta una delle poche bussole che riflette ciò che gli investitori stanno realmente facendo, non ciò che stanno dicendo.


📊 Grafico chiave– Put/Call Ratio storico

Put/Call Ratio

5. Come combinare gli indicatori per decisioni migliori

Quando si parla di sentiment, nessun indicatore può essere considerato una “verità assoluta”. Ogni metrica fotografa solo una parte della realtà: il VIX misura la volatilità attesa, il Fear & Greed sintetizza l’umore generale, il Put/Call Ratio riflette le decisioni operative sulle opzioni.


Presi singolarmente danno informazioni utili, certo, ma è quando li metti insieme che iniziano davvero a raccontare una storia completa.


Immagina di osservare tre semafori diversi che si accendono nello stesso momento: è lì che capisci che qualcosa sta cambiando davvero nel mercato.


Per esempio, situazioni come:


🔵 VIX alto + Fear & Greed in Extreme Fear + PCR > 1

Indica una combinazione di:

  • alta volatilità attesa (gli operatori si proteggono),

  • panico emotivo (la paura domina),

  • copertura massiccia tramite opzioni put.


In questi frangenti si respira letteralmente panico generalizzato. I prezzi spesso scendono troppo e troppo in fretta, le vendite diventano impulsive e il sentiment diventa estremamente negativo.


Storicamente, proprio questi momenti rappresentano le aree più interessanti per chi opera con sangue freddo, perché il mercato tende a rimbalzare una volta passata la tempesta emotiva.


🔴 VIX basso + Extreme Greed + PCR < 0.7

Qui avviene l’opposto:

  • la volatilità è compressa,

  • l’indice mostra avidità elevata,

  • gli operatori scommettono quasi solo al rialzo.


Questo quadro racconta un mercato euforico, compiacente, dove il rischio viene sottovalutato e si diffonde la sensazione che tutto sia destinato a salire.

Molte volte, queste sono proprio le fasi che precedono correzioni improvvise o momenti di forte presa di profitto.


La chiave è proprio questa: leggere gli indicatori in modo combinato, come tasselli di un puzzle. Nessuno di loro può essere interpretato come un allarme isolato, ma insieme formano un quadro molto più affidabile.

Il trader che impara ad analizzarli come segnali complementari — e non come “campanelli di panico” — riesce a filtrare il rumore, anticipare gli eccessi e prendere decisioni molto più lucide e consapevoli.



6. Errori da evitare e best practice

Errori comuni

Quando si lavora con gli indicatori di sentiment è facile commettere errori, spesso perché si tende a interpretarli in modo troppo rigido o superficiale.


Il primo errore è affidarsi a un solo indicatore come se fosse una verità assoluta. Il VIX, il Fear & Greed o il Put/Call Ratio da soli non raccontano l’intera storia: ciascuno fotografa solo una parte del mercato. Basare una strategia su un dato isolato significa esporsi a falsi segnali e letture incomplete.


Un altro errore molto frequente è ignorare totalmente il contesto macroeconomico. Gli indicatori di sentiment possono suggerire paura o euforia, ma se nello stesso momento la Fed annuncia una manovra importante o escono dati macro rilevanti, tutto può cambiare in un attimo. Il sentiment va sempre integrato nel quadro più ampio.


Un terzo errore è confondere l’euforia con un trend sostenibile. Quando tutto sale e gli indicatori segnano “Extreme Greed”, molti trader interpretano l’euforia come conferma della forza del trend. In realtà, quei momenti corrispondono spesso alle fasi più fragili e più vicine alle inversioni.


Infine, tanti trader cercano inutilmente “il minimo perfetto” affidandosi solo al VIX o al Fear & Greed, aspettando che tocchino livelli estremi per entrare. Ma i mercati possono rimanere a lungo in zone di estrema paura, così come possono restare euforici per settimane. Cercare il punto ideale spesso significa non entrare mai o, peggio, entrare troppo presto.


Best practice

Per utilizzare davvero gli indicatori di sentiment in modo efficace serve metodo, equilibrio e una visione completa del mercato.


La prima buona pratica è contestualizzare sempre i segnali con prezzo e volumi. Il sentiment può suggerire paura o euforia, ma è il comportamento del prezzo — confermato o meno dai volumi — a dare la validità del segnale.


Un altro principio fondamentale è cercare convergenze tra più indicatori. Se VIX, Fear & Greed e Put/Call Ratio vanno nella stessa direzione, il segnale è più forte. Se invece divergono, è meglio procedere con cautela.


Gli indicatori di sentiment devono essere considerati strumenti di timing, non indicatori di ingresso automatici. Non dicono “compra” o “vendi”, ma suggeriscono quando il mercato è in una condizione emotiva estrema in cui potresti ottenere un vantaggio statistico.


Infine, una best practice importantissima è abbinarli sempre a livelli tecnici significativi, come supporti/resistenze, volume profile, zone di liquidità o cicli di mercato. Il sentiment indica come si sente il mercato, ma è l’analisi tecnica a indicare dove potrebbe reagire.



7. Conclusione operativa

Gli indicatori di sentiment e volatilità sono strumenti potenti per capire cosa sta succedendo “dietro le quinte” del mercato.Non predicono il futuro, ma offrono un vantaggio enorme: interpretano le emozioni collettive, spesso prima che si riflettano sui grafici. Il trader moderno dovrebbe conoscerli, integrarli e usarli come parte di un processo decisionale più completo.


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